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Il cinno torna a casa da suo padre comunista, poi PDS,quindi Ds con il cuore bertinottiano ed ora Pd."Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude comunista non capisce e non si adegua:"Non dire sciocchezze!".Il figlio insiste:"Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude compagno sembra scoppiare:"E' quella fascista della maestra a dirti queste bugie?"."Papà,l'ho letto sull'Unità".Il vecchio compagno si affloscia,non capisce ma si adegua:"Volano, volano ... svulazen ... svolazzano".

domenica, novembre 21, 2010

Bologna calcio: lo salvi chi può

Da un paio di anni, al Littoriale (ora Dall’Ara) di Bologna, viene esposto un cartello: il tifoso del Bologna SANTO SUBITO !
Quanta verità !
Io mi ricordo del Bologna che giocava come in Paradiso, frase di Fulvio Bernardini pronunciata non l’anno del memorabile scudetto (con il tentativo di mettere all’angolo il Bologna tramite la bufala del doping e, quindi, la vittoria nello spareggio di Roma contro l’Inter, purtroppo resa amara dalla morte per infarto del Presidente Dall’Ara dopo una lite in Federazione con l’omologo dell’Inter Moratti) ma l'anno precedente, quando furono poste le basi per il successo del 1964.
E mi ricordo le polemiche e le discussioni degli anni successivi, fino alla presidenza Conti, con le salvezze conquistate grazie ai “riti propiziatori” del “mago di Turi”, l’indimenticabile Oronzo Pugliese (di cui Lino Banfi a lungo sembrava il figlio) e alle alchimie del Petisso, Bruno Pesaola che consegnarono al Bologna gli ultimi momenti di vertice, prima della disarmante caduta, anche in serie C, con il canto del cigno arrivato con Gigi Radice (un campionato formidabile giocato iniziando da un meno 5 per una storia di scommesse) al quale però seguì la prima retrocessione del 1982.
E poi la speranza con la presidenza Gazzoni che aveva rilevato la squadra dal fallimento cui l’aveva portata una dirigenza che non val neppure la pena menzionare.
E la nuova caduta che trascinò con se lo stesso presidente.
L’interregno di Cazzola che riportò il Bologna in serie A e il biennio dei Menarini sul filo del rasoio.
L’arrivo dello sconosciuto imprenditore sardo Porcedda sembrava aver restituito fiducia.
Una campagna acquisti garibaldina, con tanti giovani e tanti impegni.
Un primo campanello di allarme con la sostituzione del bravo allenatore Colomba prima ancora dell’inizio del campionato e 12 partite dalle quali mettere in carniere 14 punti buoni e una base, tutto sommato, non malvagia.
Adesso il bubbone.
Porcedda non ha pagato i Menarini, non ha pagato gli stipendi dei calciatori, non ha pagato il centro tecnico di Casteldebole, non ha pagato l’Irpef, non ha saldato il conto per Ramirez con il Penarol.
Beh, così potevo anche io godermi qualche mese da presidente di una squadra di calcio di serie A !
Onestamente devo dire che se avessi 30 milioni di euro ( 60 miliardi delle vecchie lire, detto così forse rende meglio l'idea dell'enormità del costo di una squadra di calcio) che mi crescessero, non li andrei certo a mettere nel pallone, né per il Bologna e tanto meno per qualsiasi altra squadra.
Si può quindi dire che o Porcedda ha una situazione patrimoniale di gran lunga superiore ai costi di una squadra di calcio, oppure ha giocato d’azzardo, con tutte le carte contro.
Sembrano certi quattro punti di penalizzazione e, al solito, al peggio non c’è mai fine: potrebbe arrivare anche il fallimento.
Se ci fosse, però, un progetto per il futuro sarebbe anche accettabile, tanto la verginità la perdemmo quasi 30 anni fa, ma non sembra che Porcedda intenda farsi da parte e non sembra che i Menarini vogliano di nuovo grattarsi in tasca (anche perché sembra che debbano farlo comunque se le loro precedenti fideiussioni sono ancora in essere).
Ma soprattutto non si intravedono gruppi o singoli di danarosi bolognesi disposti ad accollarsi la squadra.
Probabilmente uno singolo pensa: e che, ho scritto “Giocondor” sulla fronte per mettermi a spendere e spandere per il Bologna e ricevere in cambio insulti al primo risultato negativo ?
Un gruppo invece sconta inevitabilmente la domanda: chi comanda ?
Sì, perché in ogni aspetto della vita è bene che comandi uno e uno solo, basti vedere come va male la politica quando tutti si affannano a voler dire la loro invece di lasciare il bastone del comando al Premier.
Allora non rimane che una soluzione : azionariato popolare.
Azioni da mille o più euro offerte ai cittadini nel nome del Bologna e di Bologna.
Una dirigenza provvisoria con a Presidente il futuro Sindaco con l’unico compito di portare gli azionisti popolari al voto per un presidente-dittatore che gestisca la squadra con un mandato quadriennale e sia rieleggibile.
Nel frattempo obbligare i responsabili dell’attuale dissesto a mettere sul piatto i soldi necessari per salvare il Bologna dalle prospettive peggiori, usando anche del loro.

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