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Il cinno torna a casa da suo padre comunista, poi PDS,quindi Ds con il cuore bertinottiano ed ora Pd."Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude comunista non capisce e non si adegua:"Non dire sciocchezze!".Il figlio insiste:"Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude compagno sembra scoppiare:"E' quella fascista della maestra a dirti queste bugie?"."Papà,l'ho letto sull'Unità".Il vecchio compagno si affloscia,non capisce ma si adegua:"Volano, volano ... svulazen ... svolazzano".

martedì, aprile 30, 2013

La Caritas, Marx & Engels, Profughi in famiglie private e Dottor Zivago


Ai tempi di K. Marx (alias Mordechai Levi) e F. Engels si volle affrontare il tema case. Ne scrisse il sodale di Marx nell'opuscolo "La questione delle abitazioni", 3 articoli del 1872 pubblicati a Lipsia che si richiamano allo scritto "La situazione della classe operaia in Inghilterra".
Gli scritti si rivolgevano contro le tesi dei socialisti utopistici alla Proudhon, che riteneva sbagliato l'affitto e ne proponeva come soluzione l'abolizione, mediante riscatto dell'appartamento (creando cioè una proprietà).

Alla questione, Marx ed Engels risposero invece con l'abolizione della proprietà stessa, così come per loro si doveva abolire anche la proprietà di TUTTI i mezzi di produzione (macchine da cucire private delle sartine casalinghe comprese, in omaggio alla presunta "lotta di classe" e "lotta contro i padroni", facendo poi gli interessi di tutt'altri veri padroni, come evidente in "Lenin a Zurigo" di Solgenitsin).
 
Con questo spirito tragico, 
in cui ogni problema è trasformato nella sua parodia,
in URSS furono così requisite le case di proprietà, 
e ad ogni "compagno" fu assegnata un certa metratura, circa 25 mq., attraverso l'istituzione di un'apposita Commissione, come è ricordato anche dal celebre romanzo "Il dottor Zivago" di Boris Pasternak.


Al termine della leva, anche nel romanzo Yuri ritorna a Mosca dove fa la conoscenza del figlio, ma la "rivoluzione" ha ormai modificato la società e lo stile di vita possibile della famiglia Gromeko: Tonya infatti, insieme all'anziano padre, può occupare solo due stanze del loro antico palazzo, gran parte delle proprietà sono state confiscate e date ad altri.
Questo avveniva allora, nell'immensa Russia, sotto il folle, espropriante e protervo Comunismo.  

L'Italia invece è un piccolo paese, non tutto abitabile perchè per lo più anche montuoso. Ha superato i 60 milioni di abitanti con una densità abitativa esosa di oltre 230 abitanti/kmq. La densità abitativa russa era ed è molto minore.

Possibile che dobbiamo accogliere popolazioni, incessantemente, e spesso mantenerle, fino a questo punto? Può la piccola Italia contenere tutta l'Asia, tutta l'Africa, tutta l'America Latina, tutto l'Est-Europa? 
Uno sguardo alle cartine geografiche no?

Il Cristianesimo apre giustamente la salvezza e la vita eterna a tutti. 
Gesù Cristo è morto e risorto per tutti senza distinzione. Tratta di salvezza spirituale, eterna, che dona a tutti, e quando possibile
aiuto anche materiale da parte dei fratelli, anche fino all'estremo sacrificio.
Ma ci siamo già all'estremo sacrificio!
Eppure il Cristianesimo non dice in nessun punto dei Testi Sacri nè nella Sacra Tradizione che tutto il mondo indistintamente debba trasferirsi in Italia (anche perchè non ci sta)

E' possibile, 
in un'Italia con industrie e pmi che chiudono a raffica, a migliaia di migliaia, 
con operai, impiegati, quadri e imprenditori che si suicidano indistintamente, 
oberati di tasse, senza lavoro nè pensioni decenti, che dobbiamo continuare ad accogliere miriadi di persone?
Si tratta di genti cui va il mio rispetto umano, anche loro spesso usati dalla Finanza che ne ha distrutto la moneta o le nazioni nei paesi d'origine: ma è di altro, di area economico-gestionale-amministrativa, quel di cui si parla qui. 
E invece ecco un'altra proposta.

“Rifugiato a casa mia”

la Caritas presenta il progetto di accoglienza in famiglia per rifugiati e titolari di protezione internazionale.

Iniziativa sperimentale in 13 diocesi per 40 rifugiati.
 

"Rifugiato a casa mia", promossa da Caritas Italiana, coinvolge 13 Caritas diocesane di tutta Italia al fine di sperimentare una forma di accoglienza diffusa in famiglie di rifugiati e titolari di protezione internazionale.
In una nota della Caritas si legge che nella consapevolezza che il sistema nazionale di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale e rifugiati mostra diverse criticità sia in riferimento alla capienza che alla qualità dell’accoglienza, si intende intervenire con una proposta volta a sperimentare un approccio innovativo attraverso il coinvolgimento della comunità cristiana”.


Al di là del fatto che l'Italia è un paese che accoglie molto, e molto al di sopra delle proprie capacità, offrendo anche tantissimi servizi gratis come casa, sanità, mantenimento
a spese spesso molto alte dei soliti contribuenti, 
ora si mandano anche nelle famiglie privatamente, per farsene carico direttamente
con i chiari di luna che abbiamo?
"Criticità di capienza e qualità dell'accoglienza" non sono in calo, ma se lo fossero è perchè sono troppi. Non riusciamo numericamente ad accoglierne, a sostenerli e mantenerli tutti. 

Ci arrivate a capirlo?  Forse no, se sussistono troppi condizionamenti e forzature ideologiche, quelle della terra che deve essere di nessuno, che deve essere senza confine, senza proprietà.

Tanto più che in molte famiglie italiane medie ed ex benestanti c'è o il figlio, o un fratello o una sorella o un nipote o uno zio disoccupato o precario da aiutare prima 
e spesso da mantenere per anni,  
e chi non li ha in famiglia, sono nella cerchia degli amici stretti, ugualmente da aiutare, altrimenti finiscono in guai seri. A parte le pensioni da miseria degli anziani, addirittura ora si reintroduce il cumulo coniugale (con annullamento dell'assegno) anche per le pensioni di invalidità grave.
O ci vuol poco oggi a perdere il lavoro, o pur avendolo, restarsi in mano nulla tra Equitalia, Agenzia Entrate, Tasse esose.

Eppure la Caritas porta avanti l'ennesimo progetto di accoglienza di extracomunitari addirittura in famiglia, per richiedenti protezione internazionale e/o di rifugiati da attivare nel 2013
senza che i problemi degli italiani, sempre più gravi e diffusi, siano mai stati risolti.

Il progetto, dicono, è rivolto da un lato, ai richiedenti protezione internazionale e i rifugiati, ai quali si proporrà una forma di accoglienza alternativa ai circuiti istituzionali; dall’altro, alle famiglie che "potranno sperimentarsi nell’accoglienza di persone provenienti da contesti e culture diversi."


 La notizia è QUI:
http://www.immigrazioneoggi.it/daily_news/notizia.php?id=005262

L'accoglienza del rifugiato in casa propria è per ora su base volontaria...vorrei vedere fosse obbligatorio, stile esproprio da Soviet...

Vien da chiedersi....la prossima sarà che saremo buttati fuori da casa nostra direttamente.
Magari ce lo chiede l'EurOOpa. O l'ONU.
E gli italiani ...chi li mantiene e chi li ospita? Non è dato sapere. 
Infatti c'è una marea di suicidi a cadenza quotidiana.

Del resto anche l'IMU (e succedanei) è una tassa espropriativa volta ancora allo stesso fine, 
di distruzione della proprietà privata e contro l'inalienabilità del (salatissimo e ipertassato) bene denominato: "casa mia" (e sacrosanta libertà individuale nelle cose proprie).

E' sempre lì che i mondialisti di ogni risma, mai paghi, 
vogliono venire a sottrarre, rosicchiare, erodere 
fino al diritto alla tua stessa esistenza.

Josh


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lunedì, aprile 29, 2013

Ministri Emiliani PD nel Governo Letta e prime polemiche

Ci sono parecchi emiliani PD nel nuovo governo Enrico Letta, 
anche se si vocifera già di qualche polemica interna al partito per l’assenza diretta di rappresentatività di Bologna,  
mentre altre città emiliane (Modena, Ferrara, Reggio Emilia....) hanno in quota svariate figure.
Incredibile il PD che ancora abbia da discutere di faccende intestine che si snodano tra suoi rappresentanti di città emiliane in questa fase. 
Tanto il PD rappresenta interessi talmente "altri" che una città o l'altra non fa alcuna differenza.



Si possono infatti ricondurre all'Emilia:
da "esterna", Anna Maria Cancellieri, già Commissario straordinario che ha amministrato Bologna (anche se non è originaria di Bologna) dopo lo scandalo PD Delbono; poi con il governo Monti presiedeva l'Interno, ora è alla Giustizia.

Su 21 ministri, quattro (più Cancellieri) vengono da incarichi zona Emilia.
Al governo nazionale il PD mette i frutti raccolti in loco dalla "lungimiranza" degli emiliani.



Per Rapporti con il Parlamento ecco Dario Franceschini, ferrarese, presidente del gruppo PD alla Camera fino alle ultime elezioni e già segretario del partito.
Quello che diceva di mollare le case di proprietà, "palla al piede" degli italiani, per andare a cercare lavoro precario senza tetto nè legge raminghi per l'Europa.



Sarà invece Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia ovviamente PD, presidente dell’Anci da due anni, il nuovo Ministro per gli Affari regionali. 



Ministro delle Pari opportunità e Sport sarà l’olimpionica della canoa Josefa Idem: non è proprio emiliana,
è di origine tedesca, unitamente alla vocazione, anzi alla "mission" "International" PD,
eletta a febbraio al Senato della Repubblica dopo essere stata capolista per l'Emilia-Romagna PD.



Infine il primo ministro di colore della storia italiana, che viene dal PD Modena, ma originaria africana.
Cecile Kyenge, signora 48enne medico oculista nata in Congo, a Modena è stata eletta consigliere provinciale PD nel giugno 2009 e poi è diventata responsabile regionale Emilia-Romagna per le politiche migranti del PD, infine portavoce nazionale della rete Primo Marzo a favore dei diritti degli stranieri e degli immigrati. 
Alle ultime elezioni pochi mesi fa era stata eletta deputata PD, e oggi dopo poche settimane è Ministro.

Qui un suo intervento agguerrito su Libera circolazione delle genti, 
auspicio di nuova Legge sulla Cittadinanza e desiderio di abrogazione della Bossi-Fini 
per fare dell'Italia una terra di tutti e di nessuno. 
Del resto la penisola italica è ormai un corridoio tra NordEuropa e popolazioni mediterranee.

Con lei fu eletto per il PD alle ultime elezioni anche Khalid Chaouki, responsabile Nuovi Italiani del PD.

Sempre a marzo la Kyenge è stata una dei quattro firmatari - con Pierluigi Bersani, Khalid Chaouki e Roberto Speranza - della proposta di legge depositata alla Camera sul riconoscimento della cittadinanza agli immigrati, uno degli otto punti che lo stesso Bersani nei 2 mesi di tentennamenti aveva proposto per il governo.



«Per me è una grossa soddisfazione», aggiunge la Kyenge, ricordando che il suo percorso «è merito di un lavoro svolto con Livia Turco e il Forum immigrazione del PD:
sono la portavoce di una politica fatta all'interno del partito, ma che è frutto di un lavoro comune che raccoglie anche le istanze e le forti richieste della societá civile che in questo momento chiede a gran voce una nuova legge sulla cittadinanza», conclude.

eh?
Non mi ero proprio accorto che la società civile italiana, 
in preda a fallimenti e suicidi, 
chiusure di migliaia e migliaia di industrie e attività, 
ipertassata,
afflitta da mancanza assoluta di lavoro e stabilità,
tagli alle pensioni, strozzinata dalla UE,
da Equitalia,
abbia come priorità per gli italiani, 
abbia come "forte istanza per gli italiani"
abbia come "forte richiesta"  
addirittura "a gran voce" la questione cittadinanza agli stranieri,
la riformulazione di ius soli  e abolizione dello ius sanguinis.

Per di più senza passare per una consultazione vera di tutti gli italiani, 
che sarebbero, casomai, gli unici a dover decidere di una questione così basilare. 
E' tutto il popolo italiano che dovrebbe decidere chi può o non può entrare in casa sua,
e con quali regole. 
Invece ora è il migrante che decide, al posto del padrone di casa, le regole per entrare in casa sua. 
Ma visto che la nostra Costituzione, per Napolitano e per Benigni, è "la più bella del mondo", non si vede perchè non debba continuare a valere lo Ius Sanguinis, come per il resto d'Europa, tranne sparute eccezioni.

La nuova Ministra desidera annullare le attuali leggi sull’immigrazione, ma insieme salvare l'occupazione per tutti, aprendo però le frontiere del mercato del lavoro a tutti i migranti. E' impossibile, non essendoci lavoro.

Vorrebbe estendere la cittadinanza a chiunque, abbattendo i pochi paletti giuridici rimasti, col rischio di far saltare (ulteriormente) anche sistema pensionistico e contributivo.

Gli italiani razzolano oramai nei bidoni dell'immondizia per sopravvivere.
Può esistere un “Ministero dell’Integrazione” (sviluppo comunque del precedente ministero montiano affidato a Riccardi) guidato con le pretese su espresse?
Si potrà essere Ministra degli Italiani che già sono tali,
mentre si è impegnati a far diventare Italiani coloro che ancora non lo sono?
Si può giurare sulla Costituzione Italiana,
mentre si dichiara di volerne espungere alcuni principi assodati in essa contenuti, 
tra cui lo Ius Sanguinis? 
Si potrà mai fissare un numero chiuso all'immigrazione "sostenibile", visto che il nostro territorio ha un numero di kmq chiusi e non così estesi?

Ma il mondialismo e l'NWO dovranno pur avanzare, e il PD s'è sempre fatto carico di quella agenda, gradita ai potentati esteri globalisti, fautori della dissoluzione di casa propria...
Ora anche con l'appoggio di Bonino (ECFR) e Boldrini (ONU Rifugiati), ben note per le loro posizioni assolutamente aperturiste a riguardo.


Per il PD da-Bologna-proprio-Bologna in effetti nessuno è Ministro, 
i bolognesi PD si rassegneranno.
In fondo nemmeno la Kyenge è proprio di Modena, 
infatti sta a Castelfranco, cioè giusto a mezza via tra Modena e Bologna.


alcune informazioni prese da qui

Josh


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venerdì, aprile 26, 2013

IL PD e lo Spirito di Contraddizione

Abbiamo assistito in questi ultimi 2 mesi a una full immersion 24 ore su 24 in 
Bersani che riflette, Bersani che tergiversa, Bersani che si consulta, Bersani che pensa a voce alta, Bersani che tentenna, Bersani che prova, Bersani che si impunta, Bersani che si atteggia, Bersani che accetta, Bersani che tollera, Bersani che abbozza, Bersani che rifiuta, Bersani che sogna, Bersani che dice di non fargli fretta.

Poi al PD che propone Marini alla Presidenza della Repubblica e lo silura, 
il PD che propone il suo Prodi alla Presidenza della Repubblica e lo silura, 
alla Bindi che dopo dimessa, ammesso che si sia dimessa, pone il veto a Enrico Letta. 
Ai 5 Stelle che, alla faccia del nuovo propongono...Rodotà, vecchio ex PCI, di cui i pentastellati altro non sono che un riconfezionamento comunista in vetero-rosso e verde finto-ecologista per la decrescita coatta.



Uno spettacolo indecente, un partito diviso in se stesso in maniera incontrollabile, che ha la pretesa di governare tutto e tutti, compreso pensiero e memoria, e non ha in sè la stessa idea su nulla!
E boccia e riboccia le figure che lui stesso propone, mentre altro non sa fare che esibire le sue beghe interne.

Ah no, un'altra cosa ha fatto: la "Manifestazione contro la povertà"!
Ma si può? E la povertà se n'è andata? Che ha detto, a proposito, la povertà?
E il Monte dei Paschi con i suoi buchi come se la passa? 
E Goldman Sachs stavolta cosa consiglia?

La grande fortuna del PD è che il 50% degli italiani non vota più, per nausea fondamentalmente, 
e l'altro 50% è in parte cieco, disinformato, accomodante, ipnotizzato e fedele in in sæcula sæculorum al culto di qualcosa che non esiste più, ma che il  PD propala scientemente  dall'asilo alla fine dei corsi postuniversitari o fino alla tomba come "dover pensare"
Poi magari qualcuno talvolta si sveglia dal sonno.

Non molto diversamente dal nazionale, va nel PD bolognese, che prima rifiutò Marini alla Presidenza della Repubblica, poi in parte (sempre in parte viste le "correnti" piddine da cui potrebbero uscire altri 10 e più partiti) si esalta per Prodi, poi in parte è soddisfatto per Letta ma anche no. 

Eppure con solo lo 0,3% , come sempre, riesce a piazzare la Boldrini alla Camera (comunista onusiana mondialista immigrazionista), 
Grasso al Senato (contestato da parte del PD e dai sindacati, altra ennesima posizione comunista, anche ieri), 
di nuovo Napolitano il comunista preferito dagli AmeriKani della Rivoluzione Permanente alla Presidenza della Repubblica, 
ed Enrico Letta ora (Trilateral Commission, Bilderberg...generoso socio del redentore -degli affari di quei di fuori, cfr Fiscal Compact, MES- Goldman Monti a cui mandava pizzini pochi mesi fa, offrendogli completa disponibilità al governo distruttore d'Italia, tra suicidi e imprese chiuse, in omaggio all'euroburocrazia cieca e latrocinante dei beni privati degli stati ex-sovrani).
E' chiaro che le "scelte" interne, da noi, sono sempre volute da potentati esteri. 

Tanto più che lo stesso Enrico Letta nel suo "Euro Sì. Morire Per Maastricht" ed. Laterza, Collana "Il Nocciolo" affermava: "Non c'è paese che abbia, come l'Italia, tanto da guadagnare nella costruzione di una moneta unica. Abbiamo moltissimi imprenditori, piccoli e medi che, quando davanti ai loro occhi si spalancherà il grandissimo mercato Europeo, sarà come invitarli a una vendemmia in campagna, è impossibile che non abbiano successo.."
S'è visto cosa l'Europa prima, la stessa gestione euro, e la collaborazione di Gold-Monti poi, han fatto dell'industria e pmi italiane. Altro che vendemmia!

Da Bologna, Donini ammette che "Il PD è da rifare"
il Sindaco Merola afferma che "I dirigenti nazionali del partito sono inadeguati"
ma i Renziani notano colpe anche nei vertici locali
E' la prima volta che sono d'accordo sia con Donini, sia con Merola, sia con i renziani, tutti assieme! 
Ovviamente nessuno risolve nè almeno menziona il problema nè interno nè quello italiano nè quello dello strapotere dei potentati internazionali sulle cose nostre, alla radice.

A vedere bene, già si aggirano nel PD locale altri nuovi 4 punti di vista  almeno in parte conflittuali tra loro. 
Come sempre.

E i 'ggggiOvani del PD?  Loro "Occupy PD". Si auto-occupano. E' tutto Occupy oggi...le rivoluzioni tarocche hanno i loro Occupy, anche DJ Television con i video musicali ha mille trasmissioni che si chiamano "Occupy". 
Che noia, che barba, che scontatezza, che smania di non produrre nulla eppure sempre autodefinirsi, che autoreferenzialità...

Josh


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mercoledì, aprile 24, 2013

Teodoro Buontempo è scomparso stanotte

Per quanto questo blog si occupi di solito di Bologna o al più di cronache emiliane,
non si può non ricordare Teodoro Buontempo, spentosi questa notte.
Il Presidente de La Destra era stato colpito da una grave malattia ed era ricoverato presso una clinica romana.





Nato a Carunchio, in provincia di Chieti,  il 21 gennaio 1946, Teodoro Buontempo ha vissuto per molti anni ad Ortona a mare, dove ha compiuto gli studi ed ha iniziato le prime esperienze politiche che lo portarono a dirigere le organizzazioni giovanili missine dell’Abruzzo. Si trasferì a Roma nel 1968 e partecipò alle lotte studentesche. Visse i primi anni nella capitale dormendo in macchina o alla Stazione Termini e vivendo di stenti. Per questo, da allora, è noto con il soprannome di ‘er Pecora’. Nel 1970 divenne il primo segretario del Fronte della Gioventù di Roma, dopo essere già stato dirigente della Giovane Italia.
Fondatore e conduttore di una delle prime radio libere negli anni ’70, "Radio Alternativa" con sede in Roma a Via Sommacampagna, diventò presto il fulcro e la fucina di decine di iniziative, contribuendo a mettere in contatto migliaia di militanti, e diffondendo tra le prime, la cosiddetta "musica alternativa". Ne fu direttore per dieci anni.
Fu capocronista de Il Secolo d’Italia. Dirigente nazionale del settore stampa e propaganda, dal 1988 al 1992 divenne segretario della Federazione romana. Membro del Comitato centrale e della direzione nazionale del Movimento sociale italiano-Destra nazionale dal 1968. Ricoprì la carica di segretario regionale di A.N. nel Lazio e fu membro dell’Assemblea nazionale.
Incarichi istituzionali ed attività parlamentare. Nel 1992 fu eletto alla Camera dei deputati nelle liste del Movimento sociale italiano-Destra nazionale. Divenne membro della Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici. Nel 1994 fu rieletto alla Camera, nelle liste di Alleanza nazionale nelle quali, nel frattempo, era confluito l'MSI-DN. Entrò a far parte della IX Commissione permanente (trasporti, poste e telecomunicazioni) e della Commissione speciale Infanzia. Nel 1996 venne rieletto alla Camera ed entrò a far parte della XIV Commissione (politiche comunitarie) e della Commissione bicamerale per l'Infanzia.
Nel 2001 e nel 2006 fu di nuovo deputato con il ruolo di vice capogruppo di Alleanza Nazionale alla Camera ed assunse la carica di segretario dell'Ufficio di presidenza della Camera dei deputati, con i presidenti Casini, (governo Berlusconi) e Bertinotti (Governo Prodi). Nel 2006 venne nominato coordinatore regionale per l’Abruzzo. Il 26 luglio 2007 Teodoro Buontempo aderì al movimento La Destra nel quale rivestì il ruolo di Presidente.
L’impegno negli enti locali. Nel novembre del 1997 venne candidato come vicesindaco dal Centrodestra alle elezioni Comunali di Roma, per sostenere la candidatura a primo cittadino di Pierluigi Borghini. La mossa non ebbe successo e le urne riconfermarono Francesco Rutelli. Alle elezioni amministrative del 2006 fu il candidato presidente del XIII municipio di Roma (Ostia e dintorni), compattamente sostenuto dal centro-destra, e contrapposto al giovane Paolo Orneli, candidato dal centro-sinistra, ma alle elezioni del 28 e 29 maggio raccolse solo 41064 voti, pari al 39,33% (contro il 59,33% di Orneli).
Nell'aprile del 2008 si candidò a Presidente della Provincia di Roma per il movimento La Destra, raccogliendo il 4,5% dei voti. Fu comunque eletto consigliere provinciale. Al turno di ballottaggio appoggiò Alfredo Antoniozzi, candidato presidente per il Popolo delle Libertà. Successivamente si candidò per La Destra come presidente dell'Abruzzo.

Si battè molto per l'applicazione di una fiscalità monetaria al posto dell'attuale sistema. 
Fu accostata alla teorizzazione del Prof. Giacinto Auriti l'idea di Buontempo nella proposta di legge presentata il 18 maggio 2006, che prevedeva la proprietà popolare della moneta con relativa distribuzione di un reddito di cittadinanza a tutti i cittadini.

Fu candidato come Presidente della Regione Abruzzo per le elezioni regionali del 14 e 15 dicembre 2008.
Dopo le elezioni regionali del 2010, Buontempo venne nominato Assessore alla Casa e alla tutela Consumatori nella Giunta del Lazio.

 (art. in parte da Carola Parisi, da "Il Giornale d'Italia")

Di lui ricordiamo i valori, l'incredibile tenacia, il senso di autenticità che perseguiva nel leggere la realtà al posto di tanti inutili parolai, e l'ironia
Doti che mancheranno a molti, in un paese in sfacelo come il nostro.


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venerdì, aprile 19, 2013

Prodi per la stampa estera peggior presidente della Commissione Ue



C’è un uomo che ha ridicolizzato l’Italia nel mondo, è stato preso di mira dalla stampa estera ed ha pure ricoperto l’incarico di premier italiano in questi ultimi 18 anni.
Avete capito chi è?
No, non è Silvio Berlusconi, anche se le notizie che rimbalzano in Italia potrebbero far credere questo.
L’uomo in questione infatti è stato anche presidente della Commissione Europea. Ed in questa veste valutato come “il peggiore della storia” dai giornali di tutta Europa, contribuendo così a deturpare l’immagine dell’Italia.


Parliamo di Romano Prodi. Proprio lui, l’unico leader di centro-sinistra in grado di battere Berlusconi e governare in Italia per due mezze legislature: prima dal ’96 al ’98, sostituito in seguito da due governi D’Alema e da Amato, poi dal 2006 al 2008 e ancora una volta caduto anzitempo. In mezzo a queste due esperienze da premier italiano, è stato nominato presidente della Commissione europea, incarico la cui retribuzione corrisponde a circa 25.000 euro al mese, dal 1999 al 2004.
In un’Italia sempre fin troppo attenta all’opinione della stampa straniera, fare corretta informazione significa anche riportare alcuni giudizi taglienti sull’operato di Prodi in tale veste.
Iniziamo con il giornale tedesco De Welt, che a due anni dall’inizio del mandato, il 17 luglio 2001, scrive:
Romano Prodi: “le gaffes lastricano la sua strada”. In quasi tutti i governi europei cresce l’irritazione verso l’uomo al vertice della più importante istituzione europea. E, quel che è quasi peggio per l’uomo e per il suo incarico, Prodi sempre meno viene preso sul serio.
Prodi non viene preso sul serio perché “le gaffes lastricano la sua strada”. Questo secondo i tedeschi. Ma gli inglesi saranno più clementi? Nient’affatto, perché il 2 Febbraio 2002 il Times riporta:
Prodi è un problema per l’Europa, non essendoci modo per agevolarne l’uscita e non essendoci cenni di dimissioni volontarie i leader europei hanno la possibilità di lavoraci assieme, il che può essere impossibile, o più spesso di lavoragli attorno.
Addirittura un problema per l’Europa, secondo il Times. E i francesi? Saranno più indulgenti almeno i giornali della Gauche? Neanche un po’. Liberation rompe gli indugi ed il 27 settembre 2003 pubblica senza mezzi termini un giudizio netto:
Per la stampa europea e anche mondiale, la questione è chiara da tempo: Romano Prodi è il peggior presidente che la Commissione abbia mai avuto. Sotto il suo regno, l’esecutivo europeo ha perso la sua autorità sia morale che politica. Non è un caso se parla sempre meno ai Consigli europei dei capi di stato e di governo: l’ottobre scorso, al summit d’autunno sull’economia, l’uomo semplicemente non ha detto una parola, sebbene l’economia sia appunto la materia naturale della Commissione. Un solo paese ignora tutto di questa triste realtà: l’Italia.
Solo l’Italia non si accorge dell’incompetenza di Prodi. A farlo notare è non solo Liberation, ma anche l’inglese Times che il 17 maggio 2004, ultimo anno del mandato, torna alla carica:
L’operato di Prodi a Bruxelles, benché deriso in quasi tutta Europa, è motivo di orgoglio per molti italiani.
Gli inglesi ci “sfottevano” per colpa di Prodi. Segue a ruota infatti il Financial Times, le cui aspre critiche a Berlusconi sono state riportate e divulgate in Italia con molta enfasi e persino più del dovuto. Invece, silenzio assoluto quando lo stesso giornale il 27 maggio 2004 scriveva quanto segue:
La performance di Romano Prodi come presidente della commissione europea è stata orrenda. L’ex premier italiano è l’uomo sbagliato per l’incarico. Non ha dimostrato né larghezza di vedute né l’attenzione ai dettagli richiesta per uno dei ruoli più difficili del mondo. Manager incapace, non sa comunicare, con un’allarmante propensione alle gaffe
“Allarmante propensione alla gaffe”. Ma in Italia non ci hanno fatto credere per anni che questi giudizi li riservassero solo a Berlusconi? Il bilancio tracciato dal francese Le Monde soltanto un mese dopo, il 21 giugno 2004, è persino peggiore:
Romano Prodi, dal bilancio discusso, lascia una commissione indebolita (…) senza carisma, pessimo comunicatore, Romano Prodi è accusato di lasciare un’Europa senza progetto e una commissione che non ha più l’attenzione dei capi di Stato e di governo. Sotto la sua presidenza la Commissione non è stata in grado di rappresentare l’Europa sulla scena internazionale. (…) Prodi è stato anche regolarmente accusato di utilizzare le sue funzioni a Bruxelles per pesare sulla politica italiana.
Entra duro anche Der Spiegel, giornale tedesco, il 10 ottobre 2004:
(Prodi) non sa parlare, non sa imporre l’autorità della commissione sugli egoismi nazionali, non ha alcuna capacità di pensare in grande e presentare una visione strategica del futuro dell’Unione.
Il medesimo giorno, ancora 10 ottobre 2004, il Financial Times ridicolizza del tutto il “povero” Prodi:
Prodi: Un dilettante catapultato su una poltrona troppo importante per lui.
In Italia qualcuno ha sentito qualcosa? Nessuno. Silenzio totale da parte degli organi di informazione della Penisola.
D’altra parte l’hanno scritto sia Liberation che Times: Prodi veniva criticato e ridicolizzato da tutta Europa, ma in Italia nessuno se ne accorgeva. Una chiave di lettura di questa anomalia la fornisce ancora Liberation il 27 settembre 2003: 
Secondo Jean Quatremer, corrispondente storico di Liberation da Bruxelles, tutta la stampa mondiale considera Prodi il peggior presidente di commissione mai visto. L’affaire Eurostat, che ha distrutto ogni minima speranza di veder mutate le cose rispetto ai predecessori, arriva dopo un lungo periodo nel quale il presidente ha perso autorevolezza senza nemmeno rendersi conto. Da ultimo, nel summit dei ministri economici di Ottobre, non ha detto nulla. Il solo stato nel quale Prodi non ha una terribile reputazione è l’Italia. Questo è dovuto al fatto che la maggioranza della stampa è ostile al governo Berlusconi e vede in Romano Prodi un uomo che ha grandi possibilità di batterlo.
Lo scandalo Eurostat. In Italia non se n’è proprio parlato. Secondo il giornale di sinistra francese, la maggioranza della stampa italiana è ostile a Berlusconi. Evidentemente almeno i giornalisti di Liberation sono in grado di capire che il leader del centro-destra italiano non possiede il monopolio di tutta l’informazione. E, ancora secondo Liberation, Romano Prodi gode dell’indulgenza della stampa e dell’opinione pubblica italiana perché è l’unico uomo che può battere l’odiato nemico. Ecco perché non verrebbe criticato in Italia.
Tant’è che il deficitario mandato da presidente della Commissione Europea, cominciato il 16 settembre 1999, è scaduto il 21 novembre 2004, e meno di due anni dopo Romano Prodi tornerà ad essere premier italiano. Nonostante il disastro.
Prima di vincere le elezioni politiche in Italia, però, ha trovato il tempo di fornirci una delle sue perle.
Ecco cosa dichiarava Romano Prodi il 28 settembre 2005:
Ho lasciato l’incarico di Presidente della Commissione Europea salutato da una standing ovation del parlamento europeo
Già. Si è visto dai titoli delle principali testate europee.
Questa è la sinistra italiana. Quella che ora vorrebbe tornare al governo.



di Riccardo Ghezzi, Qelsi.it

Da http://www.qelsi.it/2013/quando-la-stampa-estera-definiva-prodi-il-peggior-presidente-della-commissione-europea/




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Beato Rolando Rivi, seminarista 14enne ucciso dai partigiani comunisti




 «Domani un prete di meno», questa la motivazione che venne data dal commissario politico della formazione partigiana garibaldina che uccise nel 1945 il seminarista Rolando Rivi di 14 anni.
Ci furono molte vittime fra il clero italiano durante la Seconda Guerra Mondiale e la guerra civile. Vittime dei nazisti, come don Giuseppe Morosini (1913-1944), accompagnato al supplizio dal Vescovo che lo aveva ordinato sacerdote, il futuro Cardinale Luigi Traglia (1895-1977), oppure come tanti sacerdoti e parroci assassinati dai partigiani e militanti comunisti, anche oltre il 25 aprile, come don Umberto Pessina (1902-1946). 
 
Scrisse il Vescovo di Reggio Emilia, Beniamino Socche (1890-1965), nel suo diario: «…la salma di don Pessina era ancora per terra; la baciai, mi inginocchiai e domandai aiuto (…). Parlai al funerale (…) presi la Sacra Scrittura e lessi le maledizioni di Dio per coloro che toccano i consacrati del Signore. (…) Il giorno dopo era la festa del Corpus Domini; alla processione in città partecipò una moltitudine e tenni il mio discorso, quello che fece cessare tutti gli assassinii. Io  ̶  dissi  ̶  farò noto a tutti i Vescovi del mondo il regime di terrore che il comunismo ha creato in Italia».

In Emilia Romagna e soprattutto nel «Triangolo della morte» (Bologna, Modena, Reggio Emilia) perirono barbaramente 93 sacerdoti e religiosi; la maggior parte a seguito delle vendette dei «rossi».

Fra le vittime anche Rolando Rivi, colpevole di indossare la talare.
Il Papa, il 27 marzo scorso, ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare i Decreti riguardanti 63 nuovi Beati e 7 nuovi Venerabili: molti sono martiri della guerra civile spagnola, dei regimi comunisti dell’Europa Orientale e del nazismo. Fra di loro c’è anche il giovane seminarista, del quale libri di storia e mass media hanno debitamente taciuto… per non sporcare l’ “eroica” memoria della Resistenza rossa.

Rolando Maria Rivi nacque il 7 gennaio 1931 a San Valentino, borgo rurale del Comune di Castellarano (Reggio Emilia), in una famiglia profondamente cattolica. Brillante e vivace, di lui si diceva:  «o diventerà un mascalzone o un santo! Non può percorrere una via di mezzo». Con la prima Comunione e la Cresima divenne maturo e responsabile. Rolando, ogni mattina, si alzava presto per servire la Santa Messa e ricevere la Comunione. All’inizio di ottobre del 1942, terminate le scuole elementari, entrò nel Seminario di Marola (Carpineti, Reggio Emilia). Si distinse subito per la sua profonda fede. Amante della musica, entrò a far parte della corale e suonava l’armonium e l’organo.
Quando stava per terminare la seconda media, i tedeschi occuparono il Seminario e i frequentanti furono mandati alle loro dimore. Rolando continuò a sentirsi seminarista: la chiesa e la casa parrocchiale furono i suoi luoghi prediletti. Sue occupazioni quotidiane, oltre allo studio, la Santa Messa, il Tabernacolo, il Santo Rosario.  

I genitori, spaventati dall’odio partigiano, invitarono il figlio a togliersi la talare; tuttavia egli rispose: «Ma perché? Che male faccio a portarla? Non ho voglia di togliermela. Io studio da prete e la veste è il segno che io sono di Gesù».

Questa pubblica appartenenza a Cristo gli fu fatale. Un giorno, mentre i genitori si recavano a lavorare nei campi, il martire Rolando prese i libri e si allontanò, come al solito, per studiare in un boschetto. Arrivarono i partigiani, lo sequestrarono, gli tolsero la talare e lo torturarono. Rimase tre giorni loro prigioniero, subendo offese e violenze; poi lo condannarono a morte. Lo condussero in un bosco, presso Piane di Monchio (Modena); gli fecero scavare la sua fossa, fu fatto inginocchiare sul bordo e gli spararono due colpi di rivoltella, una al cuore e una alla fronte. 
Poi, della sua nera e immacolata talare, ne fecero un pallone da prendere a calci. 
Era venerdì 13 aprile 1945.

(di Cristina Siccardi) da Corrispondenza Romana

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Il Peggio parte sempre dalla Bologna comunista





Autorevoli personalità, anche se trite e ritrite, danno Romano Prodi al Colle dopo Giorgio Napolitano. Settimane fa, si sbilanciò per lui il Corsera che lo ebbe tra i collaboratori. L'augusto Paolo Mieli, che già nel 2006 lo candidò a Palazzo Chigi, lo vede favorito al 95 per cento. 
Di simil parere sono il mordace Enrico Mentana e il pensoso Gad Lerner. Non ha ancora profetato il venerando Eugenio Scalfari ma le sue inclinazioni prodiane sono note.

Prodi ha un cursus di peso - presidente Ue, due volte premier - anche se, essendo accanitamente di parte, difetta della neutralità che sarebbe il più bell'ornamento di un inquilino quirinalizio. Il nodo, però, sono i misteri che aleggiano sulla sua persona. C'è intorno a lui un quid inesplorabile, emerso in diverse circostanze, che egli stesso, trincerandosi dietro il famoso sorriso giocondo, rifiuta di chiarire.
L'episodio che lo rese famoso è la seduta spiritica del 2 aprile del 1978, sedici giorni dopo il sequestro di Aldo Moro. Il professore, con altri amici, si trovava nel rustico del collega Alberto Clò, in località Zappolino, trenta chilometri da Bologna. Con i bimbi in giardino e le mogli in cucina, gli uomini si chinarono su un foglio con le lettere dell'alfabeto e, chiedendo lumi sulla prigionia di Moro, lo percorsero con una medianica tazzina di caffè. Gli spiriti risposero: Gradoli. Prodi si precipitò a Roma nella sede Dc di Piazza del Gesù, per comunicare il responso dell'Aldilà. Causa equivoci, gli inquirenti finirono a Gradoli, paese laziale, anziché nella romana via Gradoli, dove effettivamente Moro era incarcerato. Vi giunsero solo giorni dopo, col covo ormai vuoto e la sorte del prigioniero segnata. Ma ciò che conta, è che l'informazione era buona. Come l'aveva veramente avuta Prodi? Lui ha sempre giurato sulla seduta spiritica. Tutti sono invece convinti che si sia inventato un paravento per coprire un tizio in carne e ossa. I più - da Andreotti, al ds Pellegrino, all'ex vicepresidente Csm, Galloni - pensano che la soffiata venisse dai collettivi universitari bolognesi o da Autonomia operaia, ossia tipi loschi vicini alle Br.
Da 35 anni, Romano convive con questo sospetto. Nessuno finora lo ha preso per la strozza ingiungendogli di dire il vero. Dormono le autorità, ronfa la stampa e le illazioni infittiscono. L'ultima, del 2005, è che ci sia stato lo zampino del Kgb. Per un uomo che potremmo vedere presto sul Colle, l'alone è pesante. Ma lui fa lo gnorri. Imperterrito.
Seduta spiritica a parte, di connessioni tra Romano e spionaggio sovietico si è supposto molto nell'ultimo decennio. Primo a parlarne, nel 2006, fu un eurodeputato britannico, Gerard Batten. Stando a costui, l'ex agente dell'Urss, Alexander Litvinenko (poi ucciso col polonio dagli ex colleghi) gli avrebbe rivelato che «il nostro agente in Italia è Romano Prodi». Colma la lacuna, una seconda testimonianza che in parte conferma e in parte attenua questo imbarazzante passato prodiano. Un altro ex Kgb, Oleg Gordievsky, in un'intervista al senatore Paolo Guzzanti, già presidente della Commissione d'inchiesta Mitrokhin, disse: «Non ho mai saputo se Prodi fosse o no reclutato dal Kgb, ma una cosa è certa, quando ero a Mosca, tra il 1981 e il 1982, Prodi era popolarissimo nel Kgb: lo trovavano in sintonia dalla parte dell'Unione sovietica». Dunque, se non agente, perlomeno simpatizzante del paradiso socialista in anni in cui Romano era già stato ministro (1978) e assumeva la guida dell'Iri (1982). Quanto ci sia di vero, è impossibile dire. Sconcerta però che Prodi (ma neanche la magistratura) abbia diradato quest'ombra. Lui tace per ridimensionare, ma l'effetto è di lasciare se stesso in balia di sconcertanti interpretazioni.


Ora, si è aperto il capitolo Cina. Romano, dopo la delusione per la cattiva prova del suo ultimo governo (2006-2008), ha rivolto l'attenzione al gigante orientale. Da anni, è più a Pechino e Shangai che a Bologna. Tiene corsi alla scuola del Partito comunista, è popolare mezzobusto nelle tv locali, pontifica nelle università. È il perito dei cinesi per i loro affari nell'Ue e in Italia. Il suo compito più rilevante è quello di consulente della nuova agenzia di rating cinese, Dagong, che fa valida concorrenza alle tre sorelle Usa, Moody's, Fitch e S&P. Poiché Dagong, a fine 2011, da poco insediato il governo Monti, abbassò l'affidabilità del debito italiano, ci si chiese che parte avesse avuto Prodi nella bocciatura. Più o meno esplicitamente fu accusato di essere il cavallo di Troia cinese nelle nostre faccende. Romano querelò Libero che aveva alluso senza però degnarsi di spiegare il suo ruolo nella vicenda. Con il risultato di tingersi ancora più di fosco.
Sempre sull'indecifrabilità del suo comportamento, ve ne racconto un'altra. Il primo che cercò di dare con beni pubblici una bella mano all'arricchimento di Carlo De Benedetti, proprietario di Repubblica, è stato il nostro Prodi (gli altri furono Carlo Azeglio Ciampi e Giulianino Amato). Graziosamente introdotto dal giornalista Scalfari, l'Ingegnere si presentò da Romano presidente dell'Iri e gli chiese di cedergli la Sme, holding alimentare. All'istante, Prodi si accordò per vendergliela a 497 miliardi di lire. Un regalo. Tanto che il governo Craxi (siamo nel 1985), ignorando la stipula, mandò il piano all'aria.
Si seppe poi che prima dell'Ingegnere si era fatta avanti la Heinz. Fu il ministro liberale dell'Industria, Renato Altissimo, ad annunciare a Prodi l'interesse della multinazionale. Romano però fu secco: «Neppure alla lontana c'è l'ipotesi di una vendita Sme. Hai idea del prezzo? Stiamo parlando di millecinquecento miliardi». Un mese dopo, saltò fuori che aveva firmato con De Benedetti. Altissimo, infuriato, andò da Prodi e gli chiese: «Perché a Renato (cioè a lui, ndr) hai detto no e a Carlo sì?». Romano, con un sorrisone da zucca di Halloween, replicò: «Perché Carlo ha un taglietto sul pisello che tu non hai». Sottile allusione al fatto che De Benedetti, essendo ebreo, fosse circonciso. Con annesso sottinteso che non si poteva dire no alla fantomatica «lobby ebraica». Se Altissimo gli avesse anche chiesto perché valutando la Sme 1.500 miliardi in maggio, abbia tentato di venderla in giugno per 497, la risposta sarebbe stata oltremodo interessante.
Ma ciò non avvenne. Il silenzio si aggiunge alla lista dei misteri di Prodi. Vogliamo davvero al Quirinale un uomo che porta con sé un simile fardello da spy story?

da "Il Giornale"  art. di Giancarlo Perna

esulta nel frattempo anche il PD bolognese,
sperando in Prodi Presidente della Repubblica dei sinistrati eurotici. 
Addirittura entusiasti il sindaco Merola, e Donini che vede in Prodi "un giorno nuovo".

C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d'antico.  (...)
Cosa possa trovare Donini di "nuovo" in Prodi lo sa solo lui,
data la carriera su esposta nell'articolo del Giornale: Prodi rimane personaggio comunque vicino a poteri forti da sempre (basti vedere il ruolo pro Euro, o quello pro Soros...) e in giro da molti, molti decenni.

sotto, una pittoresca maglietta degli oppositori (che sono oltre metà del paese, e una parte dello stesso PD), gioco verbale dal famoso film  "Il Diavolo veste Prada", con Meryl Streep, regia di David Frankel (2006) -ispirato, tragica metafora, ad Anna Wintour di Vogue...quella, influentissima, che fece ridurre la settimana della moda milanese-italiana a 3-4 giorni invece dei 7 per promuovere gli interessi della claudicante moda USA ed estera, a dispetto della nostra manifattura e industria.-


Josh

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venerdì, aprile 05, 2013

50.000 cartoline per salvare i Marò



BOLOGNA - Una cartolina con la foto di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, stampata in 50.000 copie, da distribuire ai cittadini affinche' la firmino ed inviino all'ambasciata indiana in Italia. E' l'iniziativa lanciata dal Pdl di Bologna: un 'S.O.S' che sta per "Save our soldiers" e' lo slogan che campeggia, mentre sul retro il messaggio e' "Liberate i nostri maro'". Quello dei due fucilieri trattenuti in India con l'accusa di aver ucciso due pescatori "e' un argomento che sta toccando il cuore dell'Italia", afferma Alberto Vecchi, coordinatore provinciale del Pdl bolognese, presentando in conferenza stampa la campagna. A partire da oggi le cartoline verranno distribuite a tutti i 60 coordinamenti comunali presenti sul territorio, poi dalla prossima settimana Vecchi annuncia banchetti ed iniziative pubbliche "in tutte le piazze". Nelle stesse occasioni, il Pdl portera' anche una raccolta di firme da inviare al Governo italiano. Finora l'Italia si e' caratterizzata per una "gestione imbarazzante" della vicenda, afferma il berlusconiano: "Se il Governo si comporta in maniera inadeguata, il popolo italiano e soprattutto il centrodestra non possono restare in silenzio di fronte ad un dramma di tali dimensioni". E' necessario "far capire al Paese da che parte sta la ragione e da che parte sta il centrodestra", aggiunge il capogruppo del Pdl in Provincia, Luca Finotti, visto che il Governo in carica "dopo essere stato schiavo della Germania in politica economica, sta dimostrando di essere schiavo dell'India in politica estera". Il Pdl invoca "una soluzione diplomatica come avviene fra tutte le democrazie in caso di controversia", sottolinea il consigliere comunale Michele Facci, definendo un "abuso" il comportamento tenuto dal Governo indiano.

di Maurizio Papa

Fonte Agenzia DIRE


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