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Il cinno torna a casa da suo padre comunista, poi PDS,quindi Ds con il cuore bertinottiano ed ora Pd."Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude comunista non capisce e non si adegua:"Non dire sciocchezze!".Il figlio insiste:"Papà,papà,i coccodrilli volano!".Il rude compagno sembra scoppiare:"E' quella fascista della maestra a dirti queste bugie?"."Papà,l'ho letto sull'Unità".Il vecchio compagno si affloscia,non capisce ma si adegua:"Volano, volano ... svulazen ... svolazzano".

sabato, novembre 30, 2013

Perchè non riqualificare il sottopassaggio di via Rizzoli ?

Terminato due settimane fa il Cioko Show, abbiamo adesso i medesimi tendoni su via Altabella per il mercatino di Natale.
Per il Cioko Show quattro piazze di Bologna, tutte molto belle e caratteristiche (Maggiore, Nettuno, Re Enzo, Galvani) sono state occupate e oggettivamente deturpate da quei tendoni da circo che ospitavano i laboratori artigianali di cioccolata.
Altrettanto accade con via Altabella.
Intendiamoci, le due manifestazioni sono benvenute e piacevolissime, ma non sarebbe possibile collocarle, sempre in centro, ma in modo da non occultare la visione (e la fotografia) delle nostre belle piazze e vie ?
Certo che si può: con il sottopassaggio di Via Rizzoli e Via Ugo Bassi.
Mi ricordo che, da bambino, in quel sottopassaggio erano collocati negozi e botteghe ed era piacevole, d'inverno o con la pioggia, scendere le scale e ritrovarsi in un ambiente protetto.
Mi ricordo che c'era Rade e La Fonte dell'Oro ed anche il dopolavoro dei dipendenti dell'azienda trasporti.
Era una cittadella, lasciata al degrado negli anni ottanta e quindi chiusa, inutilizzata, sprecata, salvo il tentativo di Guazzaloca con le "Gocce" di recuperarla alla città, tentativo ovviamente cancellato dalla furia iconoclasta di Cofferati (per i risultati che ha ottenuto ...).
Allora perchè non recuperare il sottopassaggio per le fiere ?
Sarebbe tutto più protetto dagli elementi del tempo, ma anche una struttura permanente che non richiede i costi di montaggio e smontaggio di infrastrutture mobili.
E sarebbe una zona della città, che a tanti di noi richiama ricordi del passato, che viene restituita all'uso cittadino e non lasciata all'incuria e alla rovina.
Certamente il comune dovrebbe organizzare un presidio permanente per evitare che il sottopassaggio si trasformi in una sentina del vizio, ma sarebbe sufficiente che la polizia municipale si occupasse meno delle facili multe per divieto di sosta e più dell'ordine pubblico.
Bisognerebbe cambiare giunta, per cambiare mentalità e usare meglio i soldi pubblici.
I Bolognesi prima o poi riusciranno a capirlo quando si tratterà di eleggere il nuovo consiglio comunale, oppure continueranno a brontolare, vedere la città andare a rotoli, ma a votare per il nome che sceglie "il partito" (comunista, ovviamente) ?


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lunedì, novembre 11, 2013

Continua la Fiera degli Orrori: Body Worlds di Gunther von Hagens



Stavolta tocca a Bologna. Fino al 16 febbraio nel quartiere fieristico esposti oltre 200 orridi esempi di plastinazione, compresi anche animali di grandi dimensioni oltre ai soliti bestiali corpi umani.

La mostra si tiene presso la Sala Maggiore - Ex GAM.
Il nuovo allestimento, si dice nella presentazione, è focalizzato sul cuore, interpretato come "motore dell’esistenza", e sul sistema cardiovascolare: nel percorso messi in mostra anche 20 corpi interi.  Come che il cuore della nostra esistenza fosse un organo fisico e basta.

La plastinazione è un processo che permette di conservare tessuti e organi anche umani sostituendo ai liquidi corporei dei polimeri di silicone.

Alcuni cadaveri sono forzatamente mostrati in attività quotidiane ricostruite come giocare a calcio o suonare una chitarra, così da evidenziare movimento e fasce muscolari, "attrarre" lo stupore e suscitare curiosità malsane.

Una sezione verterà addirittura sull’origine della vita, sulla maternità e sullo sviluppo prenatale, per demitizzare anche quell'ultimo brandello di sacro che potrebbe esserci rimasto.



Body Worlds riesce ad accumulare cadaveri veri da mostrare rinsecchiti basandosi su un programma di donazione dei corpi curato dall’Institute for Plastination tedesco di Heidelberg, che conta più di 13000 donatori registrati, tra cui nove italiani, che desiderano essere esibiti in tour una volta morti.

Alla fine di agosto - in un commento intitolato ‘La pornografia di quelle persone scarnificate’, comparso su ‘Bologna Sette’, supplemento domenicale di ‘Avvenire’ - l’Arcidiocesi guidata dal cardinale Carlo Caffarra aveva attaccato ‘Body Worlds’, sottolineando come “questa esposizione non sia una mostra d’arte. E abbiamo molti dubbi che abbia un carattere scientifico”, tanto che, aveva argomentato ancora la Curia, “ci sono tutti gli ingredienti per la visita di un’esposizione di infimo livello, sensazionalistica, offensiva della sensibilita’ umana. Un’inutile provocazione”.

Quale altro ultimo confine della decenza, della sacralità della vita, del decoro, dovrà essere oltrepassato? E con quale pretesto, arte o scienza? 
Siamo allo scempio della dignità umana.

Ma anche il resto dell'arte non se la passa bene, quando organizzano delle kermesse da queste parti.

La sola idea che la carne umana, sottratta al decoro della morte,
sia da esibire ad un pubblico pagante dopo averla composta in pose insolite, 
o sia una "carne collettiva", o casuale, 
e non che ad ogni corpo corrisponda una persona, anche se defunta, un'anima e una storia, è francamente ributtante e una stortura, che va sempre in direzione dell'annullamento e azzeramento dell'uomo.  

Incredibile che l'ufficio della mostra parli specificamente di appuntamenti per visite scolastiche, e che si voglia sottolineare che ben 400.000 persone sono già accorse a queste mostre orripilanti e dissacratorie del mistero della nostra stessa vita. 

E' proprio vero che l'arte (vera) non è amata, e che la supposta culturalizzazione degli ultimi 70 anni è assolutamente fittizia e fuorviante.

Josh

p.s. non sono state aggiunte molte immagini per non urtare la sensibilità dei lettori, e per non disturbare troppo chi passasse per il blog ore pasti.


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martedì, novembre 05, 2013

Una classe di stranieri

In una scuola di Bologna, prima media, è stata composta una classe formata esclusivamente di 
stranieri
che non parlano l'Italiano
arrivati da noi per i famigerati "ricongiungimenti".
Sono insorte le "anime belle" della sinistra per protestare al grido di "così non li integriamo" e, nelle parti apparentemente più riflessive, con la denuncia "così non imparano l'Italiano".
Allora sgombriamo il campo da ogni ipocrisia.
Per quale ragione dobbiamo pagare i ricongiungimenti degli stranieri, quando chi arriva non produce e non sa neppure la nostra lingua ?
Perchè dobbiamo spendere i (pochi) soldi delle nostre scuole per insegnare l'Italiano ai figli degli immigrati ?
Perchè dovremmo, per far imparare meglio l'Italiano a degli stranieri, rallentare il programma di apprendimento dei nostri figli che, se fossero in una classe mista, disimparerebbero anche quel poco che possono imparare dalla Famiglia ?
Non mi piace l'ipocrisia che circonda l'agiografia dell'immigrato e non credo che siano soldi spesi bene quelli che vengono utilizzati per i ricongiungimenti.
Non so quanto, nella Bologna comunista, potrà resistere il preside che ha avuto il coraggio di difendere il diritto all'apprendimento dei nostri figli, rimuovendo dalle loro classi chi quell'apprendimento ostacolava, ma spero che gli venga riconosciuto il merito di aver aperto uno squarcio nel cupo conformismo immigrazionista.



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